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Un po’ di risposte

Ciao a tutti!

E così siamo arrivati al tanto sospirato prodotto finale di questo romanzo collettivo. Spero che vi soddisfi tanto quanto ha soddisfatto me! Io ne sono entusiasta.

Oltre a rinnovare i miei complimenti agli autori dei vari capitoli, con questo post vorrei rispondere ai vostri commenti, lasciati nelle varie sezioni. Andrò per punti, per non dimenticare niente.

GRAZIE
Innanzitutto vorrei ringraziarvi per i complimenti che mi avete fatto nei commenti di queste pagine. Vorrei riuscire a rispondervi uno a uno ma, come forse sapete già, la mia connessione a internet è ancora a livelli medievali (Ian da Châtel-Argent si collegherebbe alla rete sicuramente più in fretta di me, con i piccioni viaggiatori!) e faccio davvero fatica a dare una risposta puntuale a tutti in questa sede. Vi invito a contattarmi via mail (l’indirizzo è sul sito ufficiale di Hyperversum) e, giuro, risponderò a tutti.
Nel frattempo, grazie di cuore per l’entusiasmo e l’affetto che mi dimostrate.

HYPERVERSUM 4
In molti mi chiedete notizie di un possibile Hyperversum 4… Per il momento le avventure di Ian & co. si fermeranno qui. Dopo quasi 5 anni e una trilogia, sento la necessità di conoscere personaggi e posti nuovi e credo anche che i protagonisti di Hyperversum si meritino un po’ di riposo dopo tante peripezie.
Sono già al lavoro da qualche mese sulla prossima storia, che non ha nulla a che fare con Hyperversum, ma ci vorrà ancora un po’ prima di poterne parlare. Io spero vivamente di non deludervi con questa nuova avventura.

FILM
Non ci sarà un film su Hyperversum e si tratta comunque di un progetto al di fuori della mia portata e della mia volontà. Qualunque autore sogna di vedere una sua storia trasportata sul grande schermo o in TV e quindi anche per me sarebbe una gioia pazzesca, ma queste sono decisioni che coinvolgono molta più gente della sottoscritta. Quindi per il momento mi accontento di ascoltare le belle colonne sonore che mi state proponendo.
Se devo essere sincera, più che un film mi piacerebbe una serie a cartoni animati… Voi che ne dite? (^__^)

BLOG, FORUM & SOCIAL NETWORK
Un po’ per scelta, ma soprattutto per costrizione (la famosa connessione medievale a cui accennavo sopra…) non frequento i social network e non ho un blog o un forum. L’unico modo per contattarmi è la mail del sito e purtroppo la situazione non è destinata a cambiare a breve.
Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che mi invitano a iscrivermi ai loro gruppi nei social network, perché spesso non riesco a reperire il loro indirizzo mail per rispondere direttamente. Grazie dell’invito, ma non riesco proprio a partecipare, scusatemi.

Un caro saluto e a presto!

Cecilia

Ho fatto una prima prova di stampa tramite lulu – e ordinato una copia - con consegna Priority Mail – appena terminate le operazioni, in modo da potere verificare che tutto sia come ci si aspetta. Vi farò sapere qualcosa (e vedere le foto…) appena arriverà :-)

Ciao a tutti

 M

Sappiamo che state attendendo da molto tempo questo post, quindi non farò troppe premesse: da ora a questo indirizzo potete scaricare liberamente il PDF con tutto il romanzo collettivo post-editing :-)

E nel giro di qualche giorno (giusto il tempo perché i più volenterosi tra voi ci segnalino eventuali refusi sfuggiti alle varie riletture – o malauguratamente aggiunti a causa di qualche passaggio in impaginazione) metteremo il tutto anche su lulu.com in modo che sia possibile procurarsi anche una versione cartacea di quanto prodotto.

Io e Cecilia ci scusiamo per la lunga attesa, ma siamo sicuri che ne sia valsa la pena.

Come sempre commenti (o critiche) sono i benvenuti.

Un saluto e a presto :-D

Marco & Cecilia

Copertina :-)

copertina

copertina

Tah-dah! Ecco a voi la (splendida) copertina per il romanzo collettivo. All’autrice (Simonetta Gemignani) vanno ovviamente i complimenti miei e di Cecilia.
Il prossimo passo, a questo punto, sarà la pubblicazione in PDF di quanto raccolto ed editato.
A presto

 Marco & Cecilia

Ciao :-)
nonostante il “silenzio” sul web il progetto non è ovviamente ancora concluso. So che siete in attesa, ma i tempi artistici della creazione della copertina (che a mio modesto parere sta venendo davvero bene) richiedono ancora un po’ di pazienza. Valuteremo cmq (ora che dovremmo avere quasi ricevuto tutte le liberatorie) se proporre on-line un PDF con il materiale editato PRIMA che anche questo aspetto sia concluso.
Ah – il titolo del post potrebbe essere alla fine quello scelto per il romanzo collettivo. Se avete altre idee (o commenti) siete comunque ancora in tempo :-D

Un saluto a tutti

Marco&Cecilia

Fax :-)

Ok – la revisione è stata completata – la copertina dovrebbe essere in lavorazione – e abbiamo il riferimento da usare per la liberatoria :-)

TUTTE le persone selezionate per una o più parti della storia a questo punto devono solo inviare un fax a questo numero 055.5062298 – all’attenzione di Daniela Adorno. Quando lo fate inviate anche un mail (all’indirizzo mail che avete già usato per spedirci il vostro contributo) con una eventuale nota biografica (sintetica) che aggiungeremo all’e-book.

A presto (e scusate per il ritardo)

…non siamo riusciti, questa settimana, a muoverci per il numero di fax a cui spedire la liberatoria e (più importante…) neppure a finire la revisione dei due filoni della storia (comunque a buon punto).

Non disperate, comunque, è solo questione di qualche giorno ancora. Tempo che a questo punto è “libero” anche per proporre titoli (giacché – so far – abbiamo ricevuto solo un candidato).

A presto :-)

Grazie a tutti!

Siamo ormai alla fine di questa avventura e voglio ringraziare di cuore tutti voi che avete partecipato con tanta passione, fantasia e talento. È stato bello vedere come siete riusciti a far muovere  e parlare i miei personaggi e con quanto affetto lo avete fatto.

Spero che vi siate divertiti quanto me in questi sette appuntamenti di romanzo collettivo  anzi di romanzi collettivi, perché alla fine abbiamo ben due storie diverse, nate dalla stessa origine e ugualmente appassionanti per intrighi e colpi di scena.

Posso dirvi che io adoro Gabrienne e Célèste allo stesso modo e ho tifato per il povero Pierre a ogni passo della sua difficilissima strada accanto a cavalieri davvero più esperti e potenti di lui o a nemici con ben pochi scrupoli. Spero che sia stato lo stesso per voi.

Avete costruito un piccolo pezzo in più del mondo di Hyperversum e io ne sono orgogliosa.

Forse la Storia non saprà mai cosa è accaduto veramente a Séour alla vigilia delle nozze di Etienne de Sancerre e Donna Barrat: un intrigo interno al casato Aubery oppure una congiura ai danni delle famiglie Blaymont e Beauville?
Ma è comunque certo che Ian/Jean Marc de Ponthieu ed Etienne de Sancerre hanno vissuto insieme un’avventura che ha rinsaldato ancora di più la loro amicizia prima della partenza per la Crociata in Occitania e che il castello di Séour ha guadagnato un giovane, impacciato ma coraggiosissimo cavaliere, con un luminoso futuro davanti a sé.

Quindi un meritato applauso va a tutti voi che avete inviato i vostri contributi per questo progetto: avrei voluto pubblicarvi tutti anche se non è stato possibile e vi ringrazio per l’entusiasmo che mi avete dimostrato e per avermi regalato un po’ del vostro tempo.

Grazie anche a tutti quelli che hanno letto (o leggeranno) il risultato di questa avventura. Ho già ricevuto da loro molti complimenti che giro doverosamente agli autori che hanno scritto i capitoli.
Bravi.

E, anche a nome di Ian, di Etienne, di Pierre e di Gabrienne/Célèste: GRAZIE.

Cecilia

The End

Il momento che stavamo aspettando con ansia è arrivato: da questo istante sono infatti on-line i DUE finali della storia che – tah-dah! – si chiude, in entrambi i casi, con un bel lieto fine. Non voglio rovinarvi nulla anticipandovi quanto potete leggere da soli ma sappiate che i colpi di scena non erano finiti con i capitoli VI e che quest’ultima parte del romanzo – più lunga come da copione – riesce a proporre due belle motivazioni (una per traccia) per quanto è accaduto fino ad ora, e a risolvere tutto in un modo (crediamo) avvincente e gradevole.

E cosa succede ora al progetto Hyperversum – Romanzo Collettivo?

Beh, Cecilia adesso prenderà in mano di nuovo i testi dei due filoni, e procederà ad un editing complessivo, in modo da smussare eventuali imperfezioni distribuite tra i capitoli (facendo tra l’altro riapparire anche il fido Beau – che è stato “dimenticato” dagli autori dopo i primi contributi e non è potuto rimanere al fianco di Ian come invece ci si può aspettare). Il tutto dovrebbe portare via una settimana circa e avrà come effetto finale quello della pubblicazione del risultato in formato e-book.

Per gli autori selezionati è invece arrivato il momento di trovare un fax e spedire (come da regolamento) una liberatoria firmata alla sede della Giunti.

E per tutti, autori compresi, c’è un ultimo – importante – compito: proporre un titolo (anzi DUE, uno per filone) al romanzo appena terminato. Potete farlo mandando una mail al solito indirizzo, ma se vi va potete anche proporre la vostra idea direttamente come commento a questo post – in modo che si possa commentare la cosa insieme. Avete, per questo task, lo stesso tempo che impiegherà Cecilia a rifinire i testi – ovvero fino a (circa) sabato prossimo.

Che dire ancora? Un grazie infinite a tutti i partecipanti – ancora di più a quelli che non sono stati selezionati. E’ stato piuttosto gradevole leggere tutte le varianti che avete mandato e speriamo che tutti voi possiate apprezzare il risultato finale.

A presto

Marco & Cecilia

Capitolo VII (b)

Una guardia entrò nel grande salone del castello, distogliendo Etienne de Sancerre dai propri pensieri. Il cavaliere, seduto al grande tavolo che troneggiava nel centro dell’ambiente, stava ancora pensando al cadavere di Aubery, momentaneamente composto in una cripta del maniero, in attesa di essere sepolto con tutti i sacramenti.

«Siete qui per dirmi che avete preso il responsabile di questo crimine, Lambert?» domandò subito, alzando lo sguardo sulla guardia appena entrata.

«No, monsieur» rispose l’uomo. «Ma uno dei cuochi afferma di aver visto una giovane dama aggirarsi per le cucine poco prima che voi lanciaste l’allarme e ho ritenuto giusto avvertirvi.»

«Una giovane dama avete detto?»

«Sì, signore, e dalla descrizione credo si tratti di madame Céléste. Abbiamo anche provato a cercarla, ma nella sua stanza non c’è.»

Sancerre sbatté il pugno sul pianale di legno. «Dannazione! Avete provato a chiedere di lei al cavaliere di Gréail?»

«Veramente, signor conte… il cavaliere non è al castello» asserì la guardia con voce dimessa.

«Di bene in meglio!» sbottò Sancerre, indispettito. «Vorrei proprio sapere che cosa sta succedendo! Cercateli dappertutto, nel castello e nel borgo. Qualcosa mi dice che quei due si sono di nuovo cacciati nei pasticci.»

La guardia uscì, lasciando entrare Donna.

«Jean mi ha detto del tuo mal di testa, così ho pensato di portarti questo infuso d’erbe. Bevilo, ti farà bene» disse la giovane, porgendo la bevanda al futuro marito.

Sancerre prese la coppa per sorseggiare l’infuso caldo. «Credimi, se bastasse questo ne berrei a litri delle tue tisane. Lambert mi ha appena comunicato che Pierre non è al castello e Céléste è sparita.»

«Di nuovo!» esclamò Donna.

«Spero vivamente che quei ragazzi non abbiano a che fare con l’omicidio del barone» brontolò il cavaliere, sempre più tetro.

«Non lo pensi davvero» disse Donna e Sancerre scosse la testa. «No, infatti.»

«Il problema di quei due è che attraggono i guai peggio di una calamita» sospirò Donna. «Comunque volevo dirti che i Beauville sono appena arrivati e tu dovresti andare a fare gli onori di casa.»

«E intanto cercheremo di capire per quale ragione il barone d’Aubery li odiasse a tal punto da voler riaprire la faida tra loro ed i Blaymont» concluse Sancerre, riconsegnando la coppa vuota alla promessa sposa. «Tu intanto usami la cortesia di dire a Jean di venire qui nel salone: avrò bisogno del Falco per capirci qualcosa.»

***

Piérre aveva finito i suoi allenamenti con la spada e si sentiva ormai pronto per il torneo del giorno dopo. Non era sicuro di riuscire a fare bella figura di fronte al suo nuovo signore, ma più di così proprio non poteva prepararsi. Alla fine, si era deciso a rientrare nella camera assegnatagli. In mente aveva sempre Céléste e il loro ultimo dialogo, che la spada non gli aveva fatto dimenticare.

Dove sarà ora? si chiese il giovane cavaliere. Di cosa vivrà quando avrà lasciato Séour?

Un’altra considerazione si materializzò nella sua testa. Non le ho neanche detto cosa provo per lei fin da quando ci siamo incontrati nel bosco.

Pierre abbassò la testa, sconsolato, e proseguì il suo cammino.

Giunto nell’atrio del castello, si trovò davanti all’improvviso Etienne de Sancerre, scortato da tre soldati. Il signore di Séour aveva la fronte corrugata e lo sguardo pensieroso. Si fermò anche lui, appena sentì i passi del giovane cavaliere, e fece cenno ai soldati di attendere. «Ragazzo, questo non è più posto per te. Da adesso ti voglio alla caserma dei soldati e non ti muovere più da lì» annunciò burbero prima ancora di ricevere il saluto di Pierre.

«Cosa è successo, mio signore?» domandò il giovanissimo cavaliere, messo in allarme da quel tono scuro.

«Il barone Julien d’Aubery è morto» rispose Sancerre, tetro.

«Come… morto?!» Pierre era rimasto a bocca aperta.

«Lo stavo interrogando quando un servitore gli ha portato un bicchiere di vino. Mescolato a veleno. Il barone è spirato tra le braccia di monsieur de Ponthieu.»

«Ma è assurdo! Chi è stato?!» esclamò Pierre, ma in cambio ricevette uno sguardo che gli fece presagire il peggio. «Avete almeno saputo qualcosa in più durante l’interrogatorio?» domandò allora, in tono più incerto.

«No, purtroppo no» rispose Sancerre. «Ma già che sei qui, rispondi a una domanda: dov’è la tua piccola strega?»

«Céléste..?» balbettò Pierre. «Che c’entra lei con…»

«Tu intanto rispondi, poi saprai anche tutto il resto.»

***

Uno squillo di tromba dall’alta corte, l’annuncio dell’arrivo di ospiti importanti, fu inaspettato quanto provvidenziale.

Céléste sobbalzò, ma così fece anche l’uomo armato ormai a pochi passi da lei e per un istante si voltò d’istinto a guardare le mura, probabilmente per accertarsi che nessuno si fosse affacciato dai merli ad assistere alla scena.

Céléste reagì senza pensarci un attimo: scaraventò in faccia all’uomo la bisaccia e si mise a correre più veloce che poteva, nella direzione da cui era appena venuta. Dietro di lei sentì l’uomo imprecare sonoramente, colto di sorpresa, ma poi i suoi passi pesanti le fecero capire che l’assassino si era già lanciato all’inseguimento.

La ragazza non si voltò mai, ma fuggì per il cortile che si stava animando dopo l’annuncio della tromba, cercando una qualsiasi via di scampo. Non sapeva dove sarebbe andata a nascondersi: correva, correva. Correva e basta. Fino al torrione.

D’un tratto le parve di sentire in lontananza la voce Piérre e si sentì rianimare, nonostante avesse il cuore in gola. Posso farcela! Devo correre più veloce, pensò.

Varcò la soglia di corsa, irruppe nell’atrio e per poco non travolse Piérre de Gréail ed Etienne de Sancerre, fermi a discutere nel bel mezzo dell’ambiente, con tre soldati a fare da testimoni muti del loro dialogo.

«Céléste?!» esclamò Piérre tra lo stupito e il felice, trovandosi la ragazza praticamente tra le braccia.

«Per tutti i santi, che succede?» esclamò invece il conte di Sancerre.

Céléste si aggrappò a Pierre. Boccheggiava come un pesce fuor d’acqua, completamente senza fiato per la corsa. «Un… un uomo… un assassino..!» riuscì a dire tra un respiro e l’altro, indicando dietro di sé.

I soldati si erano già messi in allarme all’arrivo inaspettato della ragazza; quando udirono quelle poche parole sconnesse sguainarono subito le spade. Il conte di Sancerre li trattenne con un gesto e andò personalmente a guardare fuori. «Di chi parli?» domandò però quando ritornò indietro.

Céléste guardò verso la porta vuota, quasi incredula nello scoprire di non avere più nessuno alle calcagna. Eppure avrebbe dovuto aspettarselo. L’assassino di certo non poteva azzardarsi a varcare la soglia del torrione inseguendo la sua preda. Probabilmente stava di nuovo cercando un modo per abbandonare il castello inosservato e mettersi in salvo, oppure cambiare travestimento.

La ragazza si rivolse dunque al padrone di casa. «Un vostro soldato… l’ho visto prima nelle cucine… e poi voleva uccidermi!» tentò di spiegare, col fiato ancora mozzo.

«Cosa?!» esclamò Pierre. Anche Etienne de Sancerre aveva spalancato gli occhi.

«Quando stamattina sono andata nelle cucine, per prendere qualcosa per il viaggio, sono stata urtata da un uomo giovane e massiccio, con i capelli castani e la barba non fatta. Sembrava un garzone, ma pochi minuti fa, nel cortile, l’ho visto invece vestito da soldato» raccontò Céléste, cercando di essere più chiara possibile ora che stava recuperando fiato. «Appena ci siamo guardati negli occhi, io ho capito che non era un vostro uomo e lui ha capito che io avevo scoperto troppo. Subito dopo ha preso ad inseguirmi.»

«Sei sicura che fosse sempre lui?» domandò molto seriamente Etienne.

«Sì, signore. Giuro sulla mia testa!» rispose la ragazza, salda.

«Allora forse è stato lui ad assassinare Aubery» concluse Sancerre, guardando di nuovo fuori, oltre la porta aperta. «Ricordo il soldato che è venuto a portare il cibo al prigioniero. Adesso che ci penso, mi pareva una faccia nuova.»

«Il barone è morto?!» gemette Céléste.

«Ora non c’è tempo. Ti spiegherò dopo» disse Sancerre, voltandosi poi a impartire gli ordini ai tre soldati, uno a uno: «Tu, chiama il conestabile e fa’ accogliere e scortare i signori di Beauville fino al salone, vi raggiungerò tra poco. Voglio una scorta doppia anche per i Blaymont quando arriveranno. Tu accompagna i due ragazzi nelle loro camere. Tu invece vieni con me.» Fece una pausa. «Io voglio scovare quell’uomo. Non può essere andato lontano.»

***

Accolti nella grande sala al primo piano del torrione, Baptiste de Beauville ed il fratello Henry, seguiti dalle rispettive mogli, tacevano pensierosi. I volti cupi rivelavano il loro stato d’animo incerto e preoccupato: erano venuti a conoscenza del complotto ordito contro di loro e speravano di saperne di più dal signore del castello. Sancerre però ancora non si vedeva ed era quindi toccato a Ian fare gli onori di casa, ricevendo la gratitudine di Donna.

“Vorrei tanto sapere dove è andato a cacciarsi Etienne” aveva brontolato a mezza voce la ragazza, pur cercando di mantenere un sorriso saldo all’ingresso dei nobili ospiti.

Ian aveva abbozzato una rassicurazione, non sapendo che dire per giustificare l’assenza dell’amico.

“Se mi fa uno scherzo del genere domani sull’altare, lo spello vivo” aveva aggiunto Donna, nascondendo dietro un sorriso ancora più ampio l’espressione irritata.

Isabeau aveva sbirciato il marito a quella frase, ma poi non aveva detto nulla.

Ian era quindi andato incontro ai nuovi ospiti, invitandoli ad appartarsi insieme a lui in un angolo della sala dopo i convenevoli, mentre Donna e Isabeau rimasero ad intrattenere le nobildonne appena arrivate.

«Mio fratello ed io vi siamo debitori, monsieur de Ponthieu» ringraziò il barone Baptiste, dopo essere stato informato dei recenti avvenimenti.

«Purtroppo, temo che la minaccia non sia ancora stata sventata. Il barone d’Aubery era l’unico che poteva rivelarci l’identità di chi vuole la vostra rovina e ora è stato assassinato» rispose mesto Ian. «Monsieur de Sancerre ha fatto subito iniziare le ricerche e se l’assassino si trova ancora qui lo prenderemo. Ma voi, signori, non avete proprio idea di chi possa avercela a tal punto con la vostra famiglia?»

«Temo di non potervi aiutare monsieur. Aubery era un buon vicino e sarebbe anche potuto diventare mio cognato. Di recente aveva chiesto in sposa nostra sorella Clothilde» riferì il nobiluomo pensieroso.

Ian rimase colpito dalla novità. «Il barone voleva imparentarsi con il vostro casato?»

Beauville annuì. «Ho rifiutato, per questo nessun estraneo ha mai saputo della trattativa. Io e Aubery avevamo discusso della dote e di una possibile data per le nozze, ma di recente ho deciso di dare Clothilde in sposa al barone Blaymont. Mi sono convinto che un doppio matrimonio, quello di mia sorella e quello di mio fratello Henry, con i Blaymont potrebbe consolidare definitivamente la tregua tra le nostre due famiglie. Credete che fosse questo il movente di Aubery? Che volesse vendicarsi di noi per non aver ottenuto la mano di nostra sorella?»

Ian meditò in silenzio qualche istante. «Mi è molto difficile immaginare Aubery innamorato; ma tutto è possibile.»

«Oppure, semplicemente, Aubery mirava a ciò che poteva ottenere con la dote di Clothilde» intervenne il più giovane dei due Beauville, aspro, e guardò il fratello maggiore. «Gli avevi prospettato un buon carico d’argento e anche la signoria su un territorio confinante tra i nostri feudi.»

«Non calunniare un morto» rimproverò Baptiste de Beauville, ma anche Ian si sentiva del tutto propenso a credere a un movente economico piuttosto che sentimentale per il piano criminale architettato da Aubery. « In ogni caso, purtroppo abbiamo ancora un assassino in libertà e non è da escludere che costui cerchi comunque di uccidere vostra moglie, Michelle de Blaymont, per riaprire la faida tra le famiglie» disse, rivolto al cadetto Beauville. «Davvero voi non avete idea di chi possa essere il complice di Aubery?»

«Non posso negare di avere dei nemici, ma nessuno tanto folle da tentare un gesto simile» dichiarò Baptiste, mentre Henry rimaneva in silenzio.

«Prima di morire il barone di Aubery ha nominato vostro figlio» gli riferì Ian, che aveva tenuto l’informazione per ultima, sperando di cogliere qualche altro indizio nel resto della conversazione. «Voi siete l’unico ad averne in famiglia, dico bene?»

Baptiste de Beauville sobbalzò. «Mio figlio?» domandò, improvvisamente agitato. «Ma è solo un bambino, ha otto anni! Devo temere per la sua incolumità?»

«Immagino di no» rispose Ian, pensoso.

Il cadetto Beauville stava per aggiungere qualcosa, ma fu preceduto dal fratello maggiore. «È stato un lungo viaggio e vorremmo riposare un po’ prima di cena; continueremo questa conversazione più tardi, se anche a voi sta bene, monsieur de Ponthieu.»

Ian non poteva di certo venire meno ai propri obblighi di anfitrione, in sostituzione di Sancerre, e fece cenno a un servitore perché accompagnasse gli ospiti di nuovo nel cortile. «L’amministratore del castello vi indicherà subito gli alloggi dove potrete riposare» aggiunse Ian rivolto agli ospiti «Monsieur de Sancerre verrà sicuramente a darvi il benvenuto quando ritornerà.»

I Beauville si allontanarono con le rispettive mogli, dopo aver salutato anche le dame.

«Nascondono qualcosa» rifletté Ian ad alta voce, mentre li guardava uscire.

«Perché dovrebbero tenerci nascosta qualcosa che potrebbe salvarli da un intrigo ai loro danni?» ribatté Donna, preoccupata.

Proprio in quell’istante, un soldato comparve sulla soglia del salone, con aria trafelata. «Monsieur de Ponthieu» chiamò. «Il mio signore vi chiede di scendere immediatamente nel cortile.» Riprese fiato e aggiunse: «Abbiamo arrestato l’assassino.»

***

Ian raggiunse il cortile in pochi minuti e vi trovò Etienne de Sancerre in compagnia dei due Beauville e di almeno una decina di soldati. Le dame Beauville non erano presenti, probabilmente allontanate dal luogo dagli uomini perché non assistessero alla scena o non corressero pericoli. I soldati di Sancerre tenevano sotto le lame delle loro spade un uomo giovane e nerboruto, vestito con la loro stessa divisa.

«Acciuffato mentre stava tentando di lasciare l’alta corte» spiegò Sancerre a Ian, con un ghigno compiaciuto. «Mi ha fatto fare una bella corsa, ma non poteva sfuggirmi.»

Ian riconobbe l’uomo entrato a portare il cibo nella prigione di Aubery. «Allora è stato lui!» esclamò, e nello stesso tempo ebbe modo di notare il pallore evidente dei due Beauville.

Non aveva ancora finito di pronunciare quelle parole che da una finestra del torrione Céléste gridò «È lui!» La ragazza era affacciata insieme a Pierre e puntava il dito contro l’uomo arrestato.

L’uomo ebbe un moto di rabbia e tentò una ribellione istintiva, ma soldati di Sancerre, già innervositi per quella oscura faccenda e per il fatto che un assassino indossasse illegittimamente la loro divisa, reagirono con ferocia. Uno di loro buttò a terra l’uomo per immobilizzarlo definitivamente.

«Non finisce così!» protestò il prigioniero, lottando come una belva. Con un pugno colpì la guardia che gli stava addosso e riuscì a rialzarsi.

Il barone Baptiste de Beauville, però, fermò ogni sua ulteriore mossa puntandogli la spada alla gola.

«Lasciate che pensi io a costui. È una questione personale!» disse in tono aspro.

Sancerre guardò d’istinto Ian, mentre questi replicava: «Quindi voi conoscete quest’uomo.»

«Posso rispondervi io!» esclamò rabbioso il prigioniero. «Baptiste de Beauville è mio padre. Avete forse il coraggio di negarlo davanti a tutti?» aggiunse poi rivolto al barone.

Sbalorditi, i presenti guardarono il nobile, rimasto in silenzio.

«Ha abbandonato mia madre, Catherine de Durfort, ancor prima che io nascessi, senza nemmeno sposarla, solo perché la sua famiglia era caduta in disgrazia» continuò pieno d’odio il prigioniero. «Sono cresciuto senza un padre e, quando fui abbastanza grande da andare da lui, mi respinse come un appestato. Allora ho capito che meritava solo la mia vendetta.» Tacque, con gli occhi accesi d’ira.

«Poi avete incontrato Aubery» suggerì Ian, per spronarlo a proseguire.

«Quello sciocco voleva sposare Clothilde per mettere le mani sulla sua dote» ammise il prigioniero. «Ma il signore e padrone dei Beauville non gliel’avrebbe mai data per assicurarsi piuttosto la pace con i Blaymont. Aubery non aveva il coraggio né l’intelligenza di opporsi, così ho pensato io a trovare una soluzione per entrambi. Se quell’inetto non si fosse fatto scoprire, adesso voi Beauville sareste in disgrazia, accusati dai Blaymont della morte della loro unica figlia: Aubery avrebbe avuto Clothilde e la sua dote, io la mia vendetta nel vedervi rovinati.»

«Basta così!» l’interruppe con tono aspro Baptiste de Beauville. «È vero, ho abbandonato tua madre, ma ero giovane, sciocco e non avevo scelta. Fu mio padre a obbligarmi quando la famiglia di tua madre venne accusata di tradimento nei confronti della corona. Ora, comunque, tu sei un assassino e non potrai mai essere ammesso nella mia famiglia.» Si voltò verso Sancerre con un’espressione amareggiata. «Vi prego, fatelo portare via.»

Sancerre fece cenno ai suoi di eseguire l’ordine del barone.

Ian si avvicinò al primogenito dei Beauville. «Avevate capito già nel salone che si trattava del vostro figlio illegittimo, dico bene?»

«Sì, ma non volevo crederci» rispose amareggiato l’uomo. «Che cosa ne sarà di lui adesso?»

«Verrà giudicato secondo le leggi del mio feudo» disse Sancerre, soddisfatto di aver chiuso quella faccenda definitivamente. «O forse volete incaricarvi voi del suo processo?»

Beauville annuì, anche se si vedeva che gli costava molto. «Sì, ve ne prego. Come padre, sono anch’io responsabile degli errori di mio figlio. Sta a me trovarvi rimedio.»

«Così sia» decise Sancerre.

***

L’intero borgo di Séour era in festa.

Il momento delle nozze tra Etienne de Sancerre e madame Donna, la giovane pupilla del conte cadetto di Ponthieu, era infine giunto. Gli stendardi di entrambe le casate ornavano ora i davanzali di ogni finestra del torrione e la gente festosa accorreva da ogni parte del feudo per portare offerte al proprio signore.

Dopo gli avvenimenti del giorno prima, Céléste aveva deciso di non partire più. Madame Donna l’aveva addirittura voluta tra le damigelle che accudivano la sposa durante la vestizione.

«Finalmente il gran giorno è arrivato, come ti senti?» domandò Isabeau a Donna aiutandola a disporre il velo sopra la corona di rose portata sui capelli sciolti.

«Felicissima» rispose la futura padrona di casa con un sorriso radioso.

«Nemmeno un po’ agitata? Io lo ero tanto, al momento di raggiungere Jean davanti all’altare.» Isabeau s’illuminò, quasi commossa al ricordo.

«Devo essere all’altezza del mio baldanzoso marito» replicò Donna. «Lui non sarà agitato affatto. Non lo è mai, tanto è sicuro di sé.»

«Io non ne sarei così convinta» sorrise Isabeau. «I cavalieri grandi e grossi si emozionano come chiunque, specie in momenti come questi, anzi forse anche di più. Monsieur Daniel mi ha confidato che il giorno del nostro matrimonio Jean era più agitato di quando doveva affrontare il suo primo torneo!»

Donna rise con lei, mentre con le mani si aggiustava il vestito blu intenso, colore tradizionale per gli sposi.

Isabeau si rivolse allora verso Céléste, che assisteva in disparte, dopo aver terminato il suo dovere di damigella. «Poco fa ho incrociato Pierre di Gréail in giardino. Per caso ha qualcosa a che fare con la vostra decisione di non partire più?» le disse maliziosa.

La ragazza non rispose, ma abbassò gli occhi.

«Come immaginavo» commentò Isabeau rivolgendo un’occhiata divertita alla sposa ormai pronta. «È da quando vi abbiamo visti insieme che l’abbiamo capito.»

Céléste arrossì.

***

Fuori dalla chiesa Etienne de Sancerre aspettava con impazienza di condurre all’altare la sua amata, circondato dai suoi amici più cari, finalmente tutti riuniti.

Da poche ore erano arrivati a Séour anche Guillaume de Sancerre, fratello maggiore nonché feudatario dello sposo, e Guillaume de Ponthieu, che aveva abbandonato la corte a Parigi per partecipare ai festeggiamenti del matrimonio e portare agli sposi gli auguri di re Filippo.

«Alla fine anche il nostro Etienne si sposa» pronunciò Henri de Bar dinnanzi ai compagni d’armi.

«Adesso anche lui dovrà rendere conto a una donna» proseguì Henri de Grandpre.

«Poi gli manca solo di avere un piccolo Sancerre per casa» aggiunse Ian.

«E smettetela! Non riuscirete a spaventarmi così facilmente!» ribatté allegro lo sposo. «Oggi mi sento l’uomo più felice di questo mondo e nulla potrebbe farmi cambiare idea».

Un servo venne ad annunciare in quel momento a Ian che la sposa era ormai pronta per essere accompagnata alla chiesa.

«Sarebbe comunque troppo tardi, per cambiare idea. Lo dico per la tua incolumità» disse Ian, dando una pacca sulla spalla all’amico.

«Saresti capace di lavare con il sangue l’affronto alla sposa abbandonata sull’altare?» sogghignò De Bar.

«Io no, ma Donna sicuramente sì!» rise Ian in risposta. «Ora vado a fare il mio compito di tutore, ci vediamo davanti all’altare» aggiunse, allontanandosi per tornare verso il torrione.

Quando Etienne vide la sposa entrare in chiesa insieme al Falco d’argento, rimase abbagliato dalla bellezza della giovane e tanta era la sua felicità che fece fatica a mantenere il contegno adeguato davanti all’altare. In quel momento sapeva solo pensare a quella meravigliosa e indomabile ragazza che finalmente diventava sua.

Donna indossava un abito di colore blu intenso, ornato di perle, mentre un sottile velo ricamato le copriva il volto e i capelli rossi lasciati sciolti sulle spalle. La ragazza avanzava lenta ma decisa, sorridendo allo sposo che l’attendeva.

Giunti davanti all’altare Ian le sollevò il velo e lasciò il posto a Etienne, a cui consegnò la mano della sposa. Prima di congedarsi, però, sussurrò a entrambi: «Vi auguro di essere felici come lo siamo io e Isabeau.»

***

Fuori dalla chiesa, in attesa degli sposi come tutti gli abitanti del castello, Pierre impiegò quasi tutta la durata della cerimonia solenne per trovare il coraggio di parlare con Céléste in privato.

Dopo ancora un istante di esitazione, prese coraggio, e maledicendo la sua insicurezza esordì con un «Oggi siete bellissima», accennando al vestito ricamato della ragazza e alla corona di fiori che le adornava i capelli.

«Grazie…» replicò Céléste, con lo stesso imbarazzo.

«Io credo di non poter più vivere lontano da voi» proseguì Pierre tutto d’un fiato, prima che il coraggio gli venisse meno. «Ve l’avrei voluto dire già ieri, ma voi non me ne avete data l’occasione» aggiunse, osando persino prendere la mano della ragazza.

La fanciulla provò ad interromperlo, ma lui la supplicò di lasciarlo terminare. «Se mi volete, sono disposto a seguirvi ovunque deciderete di andare. Per sempre» terminò, col cuore in gola.

Céléste lo fissò intensamente, senza dire una parola, e i suoi occhi parlavano da soli.

Commossa la ragazza si strinse a Pierre e lo baciò delicatamente sulle labbra.

Proprio in quel momento la campane a festa annunciarono al mondo l’avvenuto matrimonio del signore del castello.

***

«È bello vederli felici insieme» commentò Ian nel sagrato, accennando ai due ragazzi che finalmente si tenevano per mano, parlando fitto tra loro.

Accanto a lui, Isabeau annuì, soddisfatta. «Speriamo che la loro felicità sia di buon augurio per gli sposi.»

«Speriamo che lo sia per tutti» replicò Ian, sfiorando le labbra della moglie con un bacio, in mezzo alla gaia confusione dei festeggiamenti.

Un richiamo s’insinuò in quella magica atmosfera.

«Monsieur Jean!» chiamò qualcuno. Era Beau, intrufolatosi tra gli invitati sparsi per il sagrato fino a raggiungere il suo signore.

«E tu dove ti eri cacciato fino ad ora?» lo rimproverò Ian. «Dimmi» esortò poi, notando l’espressione compita del suo scudiero.

«Mio signore, vostro fratello mi ha mandato a cercarvi per parlarvi in privato prima del banchetto» riferì Beau con tutta la diligenza che gli fu possibile.

«Riguardo cosa?» domandò Ian, stupito.

«Non lo so, non me ne ha accennato» rispose lo scudiero. Fece una pausa, poi concluse:

«Però l’ho sentito parlare con il conte Guillaume de Sancerre mentre me ne andavo: stavano nominando la Crociata in Occitania.»

(questo capitolo contiene, editati insieme, i contributi del duo Alessio Pulejo e Lucia De Carlo e di Francesco Armillei)

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